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Mutui

Il premier Matteo Renzi ha scelto la casa come ultimo argomento prima di partire per le vacanze, annunciando a tutti che al rientro dalle ferie la prima cosa da fare sarà studiare per ridurre il carico fiscale sulla casa. Agli operatori di settore non è ben chiaro come pensa di fare il Capo del Governo e, soprattutto, dove troverà le risorse necessarie ai promessi tagli, ma è sicuro per tutti che le imposte sugli immobili, in particolare sulle prime case, sono ancora troppo elevate nel nostro Paese.

A fare i conti è stata la Cgil che ha calcolato come il pagamento delle tasse sulla casa possa addirittura arrivare a intaccare la metà del bilancio familiare. Ma vediamo i numeri nel dettaglio.

Per chi vive nella casa di proprietà e ha acceso un mutuo, le tasse possono arrivare a richiedere dal 31,53% del proprio budget familiare a Torino, al 47,46% a Napoli. Si supera la soglia critica del 40% (quella da non superare per compromettere la stabilità familiare) anche a Bari, Roma e Palermo. Ovviamente risultano più fortunati i proprietari che non devono fare i conti con un mutuo: nel loro caso a Torino si parla dell’11,81% del budget familiare usato per pagare le tasse sulla casa e si arriva al 17,44% a Napoli.

Per chi vive in affitto? Chi ha un contratto a canone libero a Genova deve mettere sul piatto il 30,12% del suo bilancio familiare e può reputarsi molto fortunato rispetto a chi vive a Roma e deve sborsare il 50,04%. Secondo i conti fatti dalla sigla sindacale sono oltre tre milioni le famiglie a cui è richiesto oltre il 40% dell’intero budget per saldare i debiti con lo Stato relativi all’immobile. L’associazione ha così chiesto una maggiore equità, puntando più a tassare chi vive o compra immobili di pregio, invece che gravare in maniera così fatale su chi vive in affitto o acquista una casa con rendita catastale bassa.

Spesso si associano all’estate solo pensieri positivi: viaggi, ferie, vacanze, spiagge e mare, ma ci si dimentica di chi si trova in condizioni tali, come la vecchiaia, da dover rimanere in città nelle proprie calde abitazioni. Quello degli anziani soli nei mesi estivi è un problema spesso sottovalutato dai più, ma non da Confabitare, l’associazione che raggruppa i proprietari di case in Italia, e che nel 2010 ha lanciato il progetto per le badanti di condominio.
La parola d’ordine è “condivisione”: l’idea è stata prima sperimentata a Bologna, città sempre pronta ad accogliere questo tipo di novità, e ora si è diffusa in molti altri centri. Dopo cinque anni di attività, nella sola Bologna sono 53 i condomini che oggi condividono una badante per i loro anziani che ne traggono parecchi benefici: dai costi ridotti, proprio perché frazionati in più parti, alla riscoperta di spazi comuni.
La semplicità dell’idea che è alla base del progetto è tale per cui replicarla è un gioco da ragazzi: si seleziona una sola badante che riesca a organizzare la propria giornata di lavoro suddividendola in tempi da spartire tra i condomini che ne richiedono l’intervento.
Le città in cui si è diffusa questa intelligente pratica, oltre alla già citata Bologna, sono Roma, Milano, Torino, Verona, Firenze e Messina.
Come ha dichiarato lo stesso presidente di Confabitare, Zanni, i condomini che beneficiano di questo tipo di iniziative hanno imparato non solo a scoprire i loro bisogni comuni, ma anche a ritrovarsi negli spazi condivisi per poter trascorrere delle giornate più piacevoli e meno solitarie.

Buone nuove per i cittadini che non riescono a far fronte alle imposte sulla casa o ai contributi richiesti come inquilini di un appartamento. Se non si hanno abbastanza risorse economiche per saldare i debiti alla vecchia maniera, ossia pagando, ci si può proporre per lavori di pubblica utilità. Si chiama baratto amministrativo ed è stato regolamentato dall’articolo 24 del decreto Sblocca Italia. Il primo Comune a far partire questa iniziativa è Invorio, un centro con 4.458 abitanti che si trova in provincia di Novara. Ma pare che presto l’esempio virtuoso sarà seguito da altre realtà locali del nostro Paese visto che il sindaco dichiara di aver ricevuto molte richieste di aiuto da parti di colleghi sparsi per la penisola.

Il funzionamento del baratto amministrativo è molto semplice: si corrispondono contributi in sospeso con l’Erario o col Comune attraverso prestazioni lavorative a uso pubblico. Si va da lavori di manutenzione, ad altri di recupero e abbellimento di aiuole e spazi comuni, interventi di decoro urbano o altre attività necessarie all’amministrazione locale. E sarà proprio ogni singolo comune a regolare il funzionamento del baratto sul proprio territorio. Nel caso di Invorio sono bastati tre mesi per stendere il regolamento che è stato approvato il 2 luglio scorso ed è pubblico dal 14 di questo mese. Per proporre la propria manodopera in cambio dell’estinzione del debito fiscale bisogna essere maggiorenni e risiedere nel Comune; oltre a queste due caratteristiche, il proprio Isee non deve superare gli 8.500 euro e si devono avere in essere debiti per contributi sulla casa non corrisposti o per altri come inquilini morosi negli ultimi tre anni. In base all’entità del debito verrà assegnato il monte ore necessario al saldo, mentre il tipo di lavoro viene deciso in base alle esigenze del Comune.

Prosegue lo sforzo del nostro Paese di raggiungere gli alti standard di connessione europea e di dotare tutte le case di banda larga per una navigazione veloce. Dal primo luglio di quest’anno entrerà in vigore l’obbligo di dotare tutti i nuovi palazzi di una rete predisposta per questo sistema di connessione che sarà esteso anche agli edifici o alle abitazioni ristrutturate, qualora i lavori di ristrutturazione siano talmente impattanti che ne modifichino la struttura, il prospetto, la volumetria, la destinazione d’uso e che, comunque, richiedano dei permessi speciali per l’edilizia.

Nel palazzo, o nel singolo immobile nuovo o ristrutturato, dovrà essere realizzato un punto d’accesso pronto per accogliere gli allacci delle varie compagnie del settore che possono erogare il servizio della banda larga ultraveloce. Ma ad essere agevolati non devono essere soltanto le aziende che operano nel campo della connessione e che devono avere vita facile per allacciare la rete; anche gli inquilini dei palazzi all’avanguardia dotati di cablazione per la banda ultralarga possono ne traggono numerosi benefici anche al di là di una connessione più veloce. Ogni palazzo o casa che si sia adeguato a questa nuova norma, infatti, può esporre all’esterno una targhetta che ne testimoni la capacità di connessione in fibra ottica. A rilasciare questo “trofeo” potranno essere dei tecnici specializzati e riconosciuti come autorità certificatrice. Chiaro che un immobile in vendita o in affitto in un palazzo che esibisce la sua virtuosità di rete assume senz’altro maggiore valore. Senza dimenticare che al Governo si sta ancora discutendo del decreto volto ad agevolare ogni intervento di cablaggio di palazzi e immobili.

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