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Il 10 settembre si è chiuso il termine ultimo per comunicare allo Stato le decisioni di ciascun Comune in merito alle aliquote da applicare alla nuova imposta per i servizi, ovvero la Tasi. La prima scadenza era stata fissata a fine maggio, ma pochi erano riusciti a rispettarla, forse anche a causa delle elezioni che si sono tenute in primavera e che hanno raccolto gran parte dell’impegno delle giunte. Adesso il tempo è scaduto per tutti, per cui è il momento di fare il resoconto di cosa hanno deciso i nostri Comuni.

C’è da precisare, prima di tutto, che dei circa 5.300 che avevano deliberato in tempo, a maggio, molti avevano optato per la cancellazione delle detrazioni. Dei restanti 3.000 non tutti sono riusciti a deliberare e in quei casi ci si adeguerà agli standard. Intanto, per sapere cosa ha fatto la giunta del proprio paese, bisogna aspettare il prossimo 18 settembre, giorno in cui il Dipartimento delle Finanze pubblicherà sul suo sito tutte le aliquote stabilite.

Se ci si dovesse trovare nei territori che non hanno deliberato, l’aliquota da calcolare sarà dell’1X1000 e non si potrà usufruire di detrazioni. Questo implica che per le abitazioni principali dovranno pagare proprietari ed eventuali inquilini senza sperare in sconti da 200 euro o in riduzioni per il numero di figli conviventi.

A conti fatti, quanto meno in teoria, la Tasi sarà più cara dei pagamenti Imu del 2012, soprattutto alla luce di quanto detto, ovvero della sospensione delle detrazioni che le giunte hanno deciso per tentare di rafforzare le casse comunali, oggi più magre che mai.

Nonostante il decreto Sblocca Italia non sia ancora arrivato alla sua versione e pubblicazione definitiva, benché già approvato dal Consiglio dei Ministri, le novità che si prospettano in arrivo per il settore immobiliare sono molte e di alcune abbiamo già parlato.

Una in particolare ha sollevato gli animi dell’edilizia e dei proprietari di immobili e riguarda le modifiche da effettuare all’interno delle case. Se prima queste necessitavano dell’approvazione del proprio Comune, adesso, per volere del Ministro Lupi, non servirà più una lunga trafila burocratica, ma basterà una comunicazione scritta del cittadino.

Quindi da quando il decreto sarà legge chiunque potrà modificare la disposizione di casa, allargare le stanze, ristrutturare il bagno senza aspettare il permesso di qualche ufficio preposto. Prima il limite era il non dover allargare la metratura dell’immobile, adesso si possono anche accorpare immobili o frazionarli, a patto che la destinazione d’uso sia mantenuta sempre uguale. Non importa quindi se l’intervento varia il carico urbanistico dell’immobile, in ogni caso il Comune non avrà più potere d’azione. Si tratta di una norma, ha sottolineato il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, che rientra in un piano di semplificazione burocratica a tutto vantaggio dei cittadini, ora padroni di agire sulle proprie case indipendentemente, e dei Comuni che avranno meno pratiche insensate da smaltire. Aggiungeremmo che si porrà fine a favoritismi, finora indiscussi motori di questo tipo di operazioni, e che (forse) la legge potrà essere davvero uguale per tutti.

Nel testo del decreto, inoltre, si leggeranno anche le proroghe delle detrazioni fiscali legate proprio ai lavori di ristrutturazione, riadeguamento energetico e antisismico che sarebbero in scadenza alla fine di questo 2014.

L’interesse puntato sull’iniziativa dello Stato di mettere all’asta alcuni immobili appartenenti al Demanio, ha fatto sì che le liste venissero lette con attenzione e ha portato alla luce diversi beni molto curiosi di cui si potrebbe fare ottimo uso, soprattutto nel settore turistico. E a pensarla così è lo stesso Demanio, tanto che ha deciso di mettere a disposizione fari, case cantoniere e stazioni (tutti immobili presenti nei beni da cedere) ai giovani che voglio sviluppare nuove realtà aziendali operanti nel settore ricettivo.

Da quando il decreto Art Bonus è diventato legge, ovvero a fine luglio, molti giovani intraprendenti hanno trovato un’ottima possibilità nella cessione di particolari beni immobili. Lo Stato ha stabilito che questi potranno essere dati in concessione per non più di sette anni a delle aziende o cooperative formate da giovani di età inferiore ai 35 anni. L’idea è quella di incrementare la rete di turismo sostenibile e di farne, ad esempio, stazioni per percorsi in bicicletta o in moto, bed and breakfast e quant’altro la fantasia delle nuove generazioni riesca a partorire. Il grande vantaggio dell’accaparrarsi uno di questi immobili è l’essere esentati dal dover pagare le imposte che gravano, come sappiamo, sul patrimonio immobiliare degli italiani.

Per dare un’idea sull’unicità dei beni in questione, il prossimo settembre andranno all’asta ben tre fari di tre meravigliose perle del nostro mare: Ustica, Ischia e Domus de Maria. Cosa farne? A quale ricco sceicco o magnate russo (visto che queste sono le nuove direzioni che sta prendendo il nostro turismo) non piacerebbe dormire in un’esclusiva suite in cima a un faro, unica in tutta la zona? Allora, largo a chi vuole investire e crede nelle risorse di un patrimonio che solo il nostro Paese può vantare.

È di nuovo tempo di OMI: come ogni trimestre, le forze congiunte di Bankitalia, dell’Agenzia delle Entrate e di Tecnoborsa producono l’osservatorio sulla situazione del mercato immobiliare italiano, sulla base di interviste fatte ad agenti immobiliari su tutto il territorio nazionale. Per evitare che il periodo estivo influisse sui giudizi, vista la lentezza naturale di questa stagione in campo di compravendite, i confronti sono stati fatti sulla base annuale.

Stando a quanto emerge dalle rilevazioni del secondo trimestre dell’anno, la situazione sembra davvero eterogenea. Infatti, da una parte è cresciuto il numero di agenti immobiliari che ha dichiarato di aver venduto almeno un immobile nel periodo in esame, percentuale che arriva al 68,1%.

Accedere a un mutuo, almeno nell’immaginario degli agenti, è più semplice e infatti è in diminuzione il numero di chi pensa alla mancata concessione di un finanziamento da parte delle banche come cause di un ritiro di incarico a vendere (da 41,7% a 34,2%).

Se vogliamo parlare di costi, rimane sempre più larga la fetta di torta di chi dice di aver avvertito un calo dei prezzi degli immobili (67%), ma cresce il numero di chi invece afferma di osservare una situazione tendenzialmente stabile (da 32,5% a 29,%). In questo senso crescono anche le attese positive nel breve termine.

Su sconti e tempi di vendita non è cambiato molto: nel primo caso è rimasto stabile il 16% di ribasso del prezzo di vendita effettivo rispetto a quello richiesto inizialmente; nel secondo, dall’incarico alla vendita, passano ancora mediamente 9,4 mesi. Ci sono casi, però, in cui l’incarico a vendere viene ritirato e allora nel 55,1% dei casi si imputa la causa a una percezione troppo bassa dell’offerta agli occhi dei proprietari; mentre nel 62,4% si addossano le colpe ai potenziali acquirenti che credono che la richiesta si troppo elevata rispetto alla media del mercato.

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