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Mutui

Se ne parla da tanto, ma ormai il 20 febbraio si fa sempre più vicino e con esso il giorno in cui l’Italia vedrà finalmente il testo del decreto che dovrebbe intervenire su diversi settori di interesse pubblico, dalle assicurazioni al catasto. Per quest’ultimo, l’obiettivo è quello di adeguare i valori catastali e allinearli il più possibile con quelli reali del mercato.

Si tratta, nello specifico, di rivalutare oltre 60 milioni di immobili diffusi su tutto il territorio nazionale e si ipotizza che il decreto baserà le nuove valutazioni su due parametri: i rogiti avvenuti nei tre anni dal 2012 al 2014 e le aste giudiziarie. I problemi, sempre che questo sia l’effettivo contenuto del provvedimento, sono due: da una parte l’abbassarsi del numero delle compravendite, causa crisi, ha ovviamente fatto calare di molto anche il numero dei rogiti che, in questo caso, non sarebbero una base fati attendibile; dall’altra, utilizzare come riferimento le aste porterebbe a un inevitabile ribasso dei prezzi medi.

Se ne è discusso in diversi incontri, di cui uno recentissimo, avvenuto tra gli esperti del territorio che lavorano per il Ministero dell’Economia e per l’Agenzia delle Entrate e i rappresentanti del coordinamento nazionale interassociativo Catasto. Si tratta di mettere a punto e stabilire le condizioni del nuovo algoritmo che andrà utilizzato da qui in avanti per calcolare il valore catastale di un immobile. È trapelato già che non ci si baserà più sul conteggio dei vani, ma su quello dei metri quadri e che ci sarà una nuova suddivisione del territorio, non più in microzone ma in aree più vaste, forse quelle usate dall’Agenzia delle Entrate per il suo OMI (osservatorio mercato immobiliare), spesso coincidenti con le province. Si calcola comunque che per arrivare a un nuovo sistema di calcolo serviranno almeno cinque anni.

Natale si avvicina e quindi anche la tanto attesa tredicesima che porterà ai conti correnti di 30 milioni di lavoratori e pensionati italiani ben 39 miliardi. Tutto potrebbe far sperare che questo stipendio aggiuntivo porti a un incremento dello shopping natalizio o, in qualche modo, metta in moto l’economia anche nel breve periodo. Ma non sarà così, almeno stando a quanto sostiene lo studio di Coldiretti.
Metà dei soldi ricevuti verranno, infatti, impiegati per rispondere al proprio dovere di cittadini, ossia pagare le tasse, soprattutto quelle relative alla casa, e le bollette. Degli intervistati, soltanto il 26% ha dichiarato di essere intenzionato a usare la tredicesima per i regali di Natale e chi lo farà concentrerà le spese solo negli ultimi giorni dell’anno, quando l’onere delle imposte sarà stato accantonato. Il 23% metterà da parte la busta paga extra e aumenterà le sue scorte di liquidità da utilizzare per eventuali emergenze.
Il 16 dicembre, proprio pochi giorni dopo la data standard delle tredicesime, sono scaduti i termini per pagare le imposte sugli immobili che, di sicuro, hanno pesato più sulle tasche di chi ha seconde case, che di chi ne possiede solo una. In ogni caso, quasi all’indomani della tredicesima, gli italiani si sono trovati a pagare Imu, Tasi e Tari che rendono le abitazioni ancora uno spettro troppo spaventoso per le imposte.
Ma anche chi comprerà i regali, dovrà fare bene i conti, visto che proprio il prossimo mese incombe una nuova scadenza sul proprio status di cittadino: il canone Rai.

Quello che succede nel mondo e nella società si rispecchia sul mercato immobiliare e influenza le tendenze che caratterizzano il mondo del mattone in un dato momento storico. Adesso sembra proprio che il cambio delle abitudini dei giovani per divertirsi siano mutate e, con loro, anche i locali che ospitano il tempo libero degli italiani.
Fino agli anni ’90 le discoteche erano il tipico divertimento da sabato sera, ma oggi difficilmente si andrà a ballare in questi enormi capannoni illuminati da sfere specchiate. E se le mode passano…gli immobili restano e non sono nemmeno da trascurare. Essendo molto grandi spesso rappresentano un costo molto ingente per i proprietari che, se non ne traggono più profitto, tentano ovviamente di venderli proponendoli come possibili depositi, parcheggi, supermercati e alberghi.
Immobiliare.it, il portale leader per gli annunci immobiliari in Italia, ha reso noto che tra le sue pagine di immobili commerciali indicati come discoteche ve ne sono moltissimi e in ogni parte del Paese. Alcune hanno costi davvero esorbitanti, come l’ex Zoe di Milano, tempio del metal e del rock in Italia, oppure una ex discoteca abbandonata a Ostuni che adesso è una delle mete più note del Salento. Per queste le richieste superano il milione di euro.
Per altre bastano poche centinaia di migliaia di euro, viste le condizioni di totale abbandono in cui versano. Ma dalle immagini si intravedono segni del passato: palle stroboscopiche ancora appese al soffitto o banconi da DJ rimasti in piedi nel dissesto. In immobili così grandi potrebbero nascere idee interessanti, quelle che poi saranno il divertimento delle prossime generazioni. Staremo a vedere…

La casa non è più un ottimo investimento: almeno questo è quello che sembrano pensare gli italiani al giorno d’oggi. Troppe imposte, troppe scadenze e poca possibilità di rendita fanno sì che gli immobili sono ormai molto poco appetibili agli occhi dei pochi che hanno qualche gruzzoletto da investire. Piuttosto meglio impiegare i propri risparmi in libretti postali, titoli di Stato oppure obbligazioni.

Questa visione così negativa della casa come investimento è stata fotografata dall’ultimo studio Acri-Ipsos che, dal 2001, indaga sulle tendenze dei consumi in Italia e sul sentimento degli italiani verso alcune forme di investimento. Per la casa è il risultato peggiore di sempre quello che ha registrato questo monitoraggio: se nel 2006 il 70% degli italiani indicava un immobile come forma ideale di investimento, oggi la percentuale è crollata al 24%.

Cosciente di questo, lo Stato sta cercando in tutti i modi di rimettere in moto il mercato immobiliare e l’edilizia. Proprio nella giornata di ieri il Governo ha incontrato l’Associazione Nazionale degli 8.000 comuni italiani (ANCI) e ha dato ampie speranze alla richiesta di abolire tutte le “micro” imposte che i cittadini versano alle casse delle amministrazioni locali, per arrivare a un’unica local tax. In questa, stando a quanto si sono dette le due parti, rientreranno anche Imu e Tasi che saranno riunite in un’unica imposta sulla casa e, probabilmente, anche la Tari. Ovvio che semplificare non vorrà dire né eliminare le differenze di imponibile tra prime e seconde case, né tanto meno ridurrà i casi in cui sarà possibile detrarre parte del dovuto.

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