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Mutui

Oltre Oceano l’immobiliare online assume veramente proporzioni titaniche: è recentissima, infatti, la notizia che i due più grandi portali web d’America uniscono le forze e diventano un’unica entità capace di raccogliere una quota di mercato a dir poco notevole, pari al 4%.

A fare il grande passo è stato Zillow che per 3,5 miliardi di dollari ha comprato Trulia, l’altro grosso portale immobiliare americano. Con gli azionisti si è trovato un compromesso per cui avverrà uno scambio di quote, per la precisione 0,444 azioni Zillow, per ciascun titolo Trulia venduto. Al primo andrà il controllo dell’azienda per 2/3, mentre la restante parte rimarrà di competenza Trulia. Una forma di società combinata che consentirà di detenere la fetta più grande del mercato del real estate online.

I modelli di business dei due portali, prima della fusione, coincidevano e questo ha portato a riflettere i vertici se avesse ancora un senso la loro convivenza sul web, offrendo esattamente gli stessi servizi agli utenti. Da qui l’idea di unire le forze in sinergia e aumentare il reddito nelle casse di entrambe le aziende. Il nuovo portale, risultato della fusione, sarà anche un vero e proprio colosso della comunicazione per quanto riguarda l’immobiliare. Si è stimata una spesa annua per l’advertising pari a 12 miliardi di dollari.

Per Zillow l’acquisizione di Trulia è l’operazione record di tutti i tempi: fino ad ora erano stati incorporati soltanto piccoli siti affini. Si stima che il fatturato 2014 ammonterà a 311 milioni di dollari, il 58% in più rispetto al 2013. Mentre per l’anno in corso Trulia pare che vada a incontro a un +76% nei suoi ricavi. Uno sposalizio a dir poco conveniente.

Da quando è esplosa la crisi davvero in pochi si sono potuti permettere di sognare una casa e di poterla comprare realmente. Come conseguenza naturale di questa triste situazione, oltre a quanto successo al mercato immobiliare, l’edilizia è caduta in uno stato di difficoltà e sofferenza. Questo appare ovvio e a confermarlo sono i numeri diffusi dall’Istat che ha evidenziato un calo del settore molto pesante, uno dei più evidenti negli ultimi anni.

Stando a quanto emerso, il settore edile nell’ultimo semestre del 2013 ha perso il 32,1% se messo a confronto con l’anno precedente. Da una parte è calato il numero di unità immobiliari realizzate per il mercato residenziale, dall’altro quelle finite assumono dimensioni sempre più ridotte che registrano una diminuzione media del 29,1%.

Se si guarda poi al mercato professionale, staccandosi quindi dall’ottica residenziale, le cose non cambiano di molto. Per gli immobili commerciali, l’ultimo semestre 2013 ha segnato un calo del 28,9%.

La situazione appare quindi molto chiara e lo è ancora di più se vengono analizzati nel dettaglio i numeri divisi per trimestri. Se nel terzo trimestre 2013 le costruzioni residenziali finite sono calate del 26,1% e la loro superficie si è ridotta del 23%, nel quarto trimestre si è registrato un vero e proprio crollo e le stesse percentuali sono arrivate a scendere rispettivamente al -37,6% e al -34,7%. Il tutto accade anche nel comparto non residenziale: in questo caso la superficie delle unità realizzate si è ridimensionata del 22,3% nel terzo trimestre e del 35,3% nell’ultimo trimestre del 2013.

In vari modi le banche stanno adeguando i loro piani e le loro politiche alla complessa situazione economica del nostro Paese e dei cittadini. È per questo che sempre più spesso, sentiamo parlare di accordi con il Governo per permettere a chi è in difficoltà col pagamento del mutuo di congelare il rimborso delle rate per alcuni mesi. Ma per chi non ha un mutuo, bensì un affitto? Non dovrebbe valere la stessa regola?

Gli ultimi dati sugli inquilini morosi sono spaventosi e in continuo aumento: da questa riflessione lo Stato ha deciso di intervenire a supporto di chi è vittima di una morosità incolpevole, così viene definita la situazione in cui non si può pagare l’affitto e non per noncuranza. La Gazzetta Ufficiale ha dettato legge e dal 14 luglio è operativo l’istituto legale preposto alla gestione di questi interventi.

Praticamente lo Stato ha messo a disposizione dei fondi a cui potranno accedere coloro i quali, fra i vari casi, sono stati messi in cassa integrazione o licenziati. Inoltre, gli aiuti sono anche accessibili a chi si è trovato costretto a ridurre le sue ore di lavoro, e quindi lo stipendio, a chi ha dovuto chiudere un’attività, a chi si è ammalato gravemente e ai nuclei che hanno perso il membro, fonte principale del reddito familiare.

A gestire i fondi sono chiamati direttamente i Comuni: a loro spetta il compito di stilare delle liste con i nomi di chi fa richiesta che poi saranno trasmesse e valutate dai Prefetti. Questi stabiliranno a chi concedere il prestito che ha un limite massimo di 8.000 euro. Chiaro che l’unico utilizzo ammesso da parte di chi lo riceve è il pagamento del canone o la sottoscrizione di un altro contratto di locazione.

Benché il clima di fiducia del nostro Paese stia diventando sempre più roseo, seppur timidamente, la prudenza sembra rimanere l’atteggiamento che gli italiani preferiscono mantenere, soprattutto quando si parla di investimenti immobiliari e mutui. La crisi ha insegnato a tutti di essere parsimoniosi e forse proprio questo spiega i dati appena pubblicati dal Crif sulla situazione mutui del primo semestre 2014: gli importi richiesti si ridimensionano e gli anni previsti per rimborsare il finanziamento si allungano.

Il Barometro Crif, che ha come riferimento di chiusura semestre il 30 giugno 2014, ha evidenziato, al di là della parsimonia, una crescita del mercato mutui pari al 10,3% rispetto allo stesso periodo di riferimento del 2013. Il dato positivo, però, non basta a recuperare il disastroso crollo che si era verificato nel 2012, né ad accorciare in maniera molto significativa i cali che rimangono rispetto al 2009 (-44%) e, ancora peggio, al 2011 (-50%).

In ogni caso il mese di giugno ha vinto come miglior risultato mai registrato dal luglio 2013, quando la ripresa ha cominciato a fare capolino. Rispetto al 2013, infatti, il mese appena concluso ha fatto segnare un +14,1% delle richieste di mutuo.

Come anticipato, gli importi medi che gli italiani chiedono per acquistare casa si stanno facendo sempre più piccoli: se nel 2013 eravamo sui 127.836 euro, adesso siamo scesi a 124.655 euro. Dato che va comunque tarato anche in conseguenza del calo dei prezzi degli immobili. In tema di importi le fasce preferite in Italia rimangono quelle inferiori a 75 mila euro e contenute nella classe 100-150 mila euro: entrambe raccolgono il 28,5% delle preferenze. Per concludere, la durata media del finanziamento più diffusa (27,9%) è quella che oscilla tra i 25 e i 30 anni.

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