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Mutui

Anche con il nuovo Governo la casa non ha pace. Non è un giudizio di merito, ma il tema degli immobili non ha ancora trovato una sua stabilità, un equilibrio e delle scelte decise che si trasformano in legge. Tutto sembra in bilico, si rincorrono novità, smentite e rinvii.

Sotto la lente degli esperti ora sono finite le contraddizioni delle tasse su seconde e terze case. Perché per quanto riguarda le prime, è ovvio che il corso naturale dell’economia porterà a una lentissima ripresa, di cui già si vedono alcuni timidi segni; ma per il mercato degli immobili extra alla propria residenza si è scatenata una corsa alla vendita. Questo perché le imposte sono troppo pesanti e metterle a rendita è una vera missione impossibile.

Del resto, se si guarda alle imposte che gravano sui proprietari di più case, un paradosso si fa strada nelle decisioni dello Stato: per le seconde case in generale si paga solo l’Imu maggiorata, ma se queste case sono nella stessa città della prima allora si aggiunge anche l’Irpef sulla metà del valore catastale. Per cui, paradossalmente, chi può permettersi una casa al mare o in montagna da usare solo per le ferie paga meno di chi riesce ad acquistarne una dove vive e vuole metterla a rendita.

È ovvio che per lo Stato gli immobili e le imposte sui proprietari rappresentano un’entrata certa, considerando che si tratta di patrimoni che non si possono espatriare all’estero, come succede con altri tipi di ricchezze. Ma è anche vero che è stato recentemente calcolato che 4,5 milioni di immobili evadono le tasse: come individuarli? Si è ripresa una proposta dagli archivi storici, risalente a 30 anni fa, e si è avanzata l’idea di cominciare a incrociare dati catastali, dichiarazioni dei redditi e bollette dell’energia, per scovare quei patrimoni esistenti ma fantasmi per il Fisco.

Gli ultimi governi non hanno fatto che parlare di casa, del suo ruolo centrale di nella vita degli italiani e di quanto, quindi, sia fondamentale il capitolo tasse su questa sfera di patrimonio. Eppure i risultati di così tante discussioni non sembrano aver portato buone notizie per le tasche del popolo italiano, anzi.

A detta della Cgia di Mestre che ha parlato per bocca del suo segretario, Giuseppe Bortolussi, il 2014 segnerà un record per quanto riguarda le imposte sul patrimonio immobiliare. Rispetto al 2013 si rischia di pagare 4,6 miliardi in più, complice la Tasi che, rimanendo al 2×1000, rappresenta un vero colpo basso a chi possiede seconde e terze case o, ancora peggio, un immobile produttivo. Infatti, a subire una stangata non saranno soltanto i proprietari di immobili residenziali, ma anche chi detiene un negozio o un capannone industriale.

Il complesso di tasse e tributi che gravano sui tetti degli italiani, somma di Imu, Tasi e Tari ammonterebbe a circa 53,7 miliardi. Investire nel mattone, così, non diventa più una garanzia di rendita, come era diversi anni fa, ma una minaccia incombente, ha sottolineato Bortolussi.

Se si guarda, in effetti, a un quadro tracciato sugli ultimi sette anni ci si rende conto di tre dati molto significativi: la redditività degli immobili è cresciuta dell’1%; i costi sulle pratiche del trasferimento di proprietà si sono abbassati del 23% e a crescere a livello esponenziale è stato il gettito che proviene da chi possiede un immobile (le stime parlano del +88%).

Il Governo Renzi ha dato ampia priorità alla lotta contro l’abusivismo nelle professioni. Quelli a cui si mirava maggiormente erano ovviamente medici e personale sanitario che operano senza essere iscritti agli albi, mettendo a repentaglio la salute e la vita delle persone, ma cogliendo l’occasione ghiotta, il Governo ha giustamente dato spazio anche alla lotta contro l’abusivismo nella mediazione immobiliare.

A subire modifiche che hanno inasprito pene e sanzioni è stato l’articolo 348 del nostro Codice Penale. Vediamo cosa è cambiato secondo una rotta tracciata all’insegna di una maggiore severità.
Prima di tutto si è abbassata la soglia di tolleranza che da tre casi è arrivata a uno solo, dopo di che scattano i provvedimenti verso chi si diletta a fare il mediatore immobiliare senza che il suo nome compaia nei registri della Camera di Commercio del suo territorio.

Inoltre la multa è stata sensibilmente ritoccata: non si parla più di cifre quasi ridicole, dai 103 ai 516 euro, ma di somme importanti che variano da 10.000 a 50.000 euro che vanno corrisposti allo Stato insieme alle provvigioni intascate illegalmente. Per di più, in alcuni casi, è previsto il carcere e non più per massimo sei mesi, ma di ben due anni.

Non sono mancati gli appunti e i disaccordi di alcune parti, soprattutto da chi sostiene che questa stretta alla tolleranza dello Stato cozzi con la volontà di liberalizzare le professioni in un’ottica di facilitazione dell’occupazione. Ma in realtà il Governo, con questo provvedimento, mira a porre sotto tutela chi lavora nel rispetto delle norme, delle leggi e del pagamento delle imposte.

Dopo polemiche, indiscrezioni, ritrattazioni, marce indietro e promesse, finalmente il Piano Casa del Governo Renzi è realtà ed è ufficiale. Il decreto numero 47 è stato inserito in Gazzetta il 28 marzo 2014. Quindi adesso possiamo parlare concretamente e con sicurezza matematica di ciò che da tre giorni è già legge.

Il Piano in totale ha stanziato un miliardo e 741 milioni di euro per il mattone e lo ha fatto tenendo presenti tre obiettivi che hanno guidato tutte le mosse e tutte le decisioni prese in tema casa. Il primo ha a che fare con gli affitti e i canoni di locazione, al fine di sostenere questo pezzo di mercato grazie al già esistente strumento della cedolare secca. Il secondo e il terzo sono invece legati al tema alloggi popolari: infatti, da una parte si è tentato di ampliare l’offerta (parliamo ancora di tentativi perché non sappiamo quali saranno i risultati del decreto, bisognerà certamente aspettare qualche mese per vederne gli effetti), dall’altro si è cercato di estenderla a tutto il territorio nazionale, senza distinzione.

Per quanto riguarda gli affitti, con il decreto numero 47, è possibile godere dei benefici di un canone concordato anche per tutte le Onlus, le associazioni e le imprese non a scopo di lucro e le cooperative. Il valore della tassa sul canone, meglio conosciuta come cedolare secca, è stato dimezzato fino al 2017: infatti partivamo dal 19% di quando è stata introdotta, siamo passati per il 15% l’anno scorso e ora, con questo nuovo provvedimento, siamo al 10%. Dal Fondo Affitti si sono prese delle risorse per istituire degli uffici a livello territoriale che offrano la mediazione tra locatori e locatari sia in sede di contrattazione del canone che in caso di problemi, come insolvenza o procurati danni alla casa.

Sul piano dell’edilizia pubblica, sono stati stanziati 400 milioni di euro da destinare a interventi di ristrutturazione e riqualificazione energetica degli alloggi popolari. Inoltre ci sono a disposizione del Governo 68 milioni per recuperare 2.300 appartamenti per le categorie più vulnerabili, come ad esempio famiglie a basso reddito, persone disabili e over 65. Per chi vive già in case popolari e ha un reddito basso, sono stati pubblicati dei rapporti tra soglia massima e detrazione di imposte che tutti i Comuni dovranno rispettare.

Nel decreto è presente anche la deroga per il bonus mobili e una norma a favore di chi vive in locazione nello stesso immobile da sette anni. In questo caso, è possibile riscattare l’abitazione in forme agevolate: vale a dire, doppio sgravo sull’Iva da versare e possibilità di rimandare il pagamento di Ires e Irap al giorno del riscatto.

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