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Mutui

Nel gergo del mercato immobiliare entra un nuovo termine, direttamente importato da una tendenza che è partita da qualche anno negli USA: parliamo di condhotel, vale a dire una sorta di multiproprietà a metà tra seconda casa e immobile da mettere a reddito.

Questa curiosa tipologia di multiproprietà è nata dalla considerazione che molte persone decidono di trascorrere le loro vacanze sempre nello stesso posto, sempre nello stesso hotel e spesso nella stessa stanza: e allora perchè non permettere ai clienti di comprarsi la propria camera in hotel?

Da una parte questo consente di usufruire di tutti i servizi di un hotel quando si va in vacanza, pur sentendosi come a casa propria; dall’altra, nei periodi in cui si lavora o si vive nella propria residenza fissa, altrove, si può usufruire di una percentuale sugli incassi dell’hotel che riaffitta la camera. Ovviamente quella del guadagno è la variante più instabile, nel senso che i ricavi dipendono da quanto l’hotel sia capace di riempirsi durante l’anno. In questo senso, chi compra per investire dovrebbe forse preferire un piccolo appartamento in luoghi di ferie da mettere direttamente a reddito.

In ogni caso, il fenomeno anche in Italia è in continua crescita, tanto che il Governo ha sentito il bisogno di legiferare a tal riguardo, ma non senza difficoltà. Infatti un primo accenno di regolamentazione era inserito nel decreto Competitività, poi comunque bocciato alla Camera. Ma i ben informati dicono che si farà un secondo tentativo nello Sblocca Italia, dove comunque si prevede un ampio margine di libertà d’azione e di accordi che sarà concesso alle amministrazioni locali, agli enti regionali e a ogni singola iniziativa.

Il 10 settembre si è chiuso il termine ultimo per comunicare allo Stato le decisioni di ciascun Comune in merito alle aliquote da applicare alla nuova imposta per i servizi, ovvero la Tasi. La prima scadenza era stata fissata a fine maggio, ma pochi erano riusciti a rispettarla, forse anche a causa delle elezioni che si sono tenute in primavera e che hanno raccolto gran parte dell’impegno delle giunte. Adesso il tempo è scaduto per tutti, per cui è il momento di fare il resoconto di cosa hanno deciso i nostri Comuni.

C’è da precisare, prima di tutto, che dei circa 5.300 che avevano deliberato in tempo, a maggio, molti avevano optato per la cancellazione delle detrazioni. Dei restanti 3.000 non tutti sono riusciti a deliberare e in quei casi ci si adeguerà agli standard. Intanto, per sapere cosa ha fatto la giunta del proprio paese, bisogna aspettare il prossimo 18 settembre, giorno in cui il Dipartimento delle Finanze pubblicherà sul suo sito tutte le aliquote stabilite.

Se ci si dovesse trovare nei territori che non hanno deliberato, l’aliquota da calcolare sarà dell’1X1000 e non si potrà usufruire di detrazioni. Questo implica che per le abitazioni principali dovranno pagare proprietari ed eventuali inquilini senza sperare in sconti da 200 euro o in riduzioni per il numero di figli conviventi.

A conti fatti, quanto meno in teoria, la Tasi sarà più cara dei pagamenti Imu del 2012, soprattutto alla luce di quanto detto, ovvero della sospensione delle detrazioni che le giunte hanno deciso per tentare di rafforzare le casse comunali, oggi più magre che mai.

Nonostante il decreto Sblocca Italia non sia ancora arrivato alla sua versione e pubblicazione definitiva, benché già approvato dal Consiglio dei Ministri, le novità che si prospettano in arrivo per il settore immobiliare sono molte e di alcune abbiamo già parlato.

Una in particolare ha sollevato gli animi dell’edilizia e dei proprietari di immobili e riguarda le modifiche da effettuare all’interno delle case. Se prima queste necessitavano dell’approvazione del proprio Comune, adesso, per volere del Ministro Lupi, non servirà più una lunga trafila burocratica, ma basterà una comunicazione scritta del cittadino.

Quindi da quando il decreto sarà legge chiunque potrà modificare la disposizione di casa, allargare le stanze, ristrutturare il bagno senza aspettare il permesso di qualche ufficio preposto. Prima il limite era il non dover allargare la metratura dell’immobile, adesso si possono anche accorpare immobili o frazionarli, a patto che la destinazione d’uso sia mantenuta sempre uguale. Non importa quindi se l’intervento varia il carico urbanistico dell’immobile, in ogni caso il Comune non avrà più potere d’azione. Si tratta di una norma, ha sottolineato il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, che rientra in un piano di semplificazione burocratica a tutto vantaggio dei cittadini, ora padroni di agire sulle proprie case indipendentemente, e dei Comuni che avranno meno pratiche insensate da smaltire. Aggiungeremmo che si porrà fine a favoritismi, finora indiscussi motori di questo tipo di operazioni, e che (forse) la legge potrà essere davvero uguale per tutti.

Nel testo del decreto, inoltre, si leggeranno anche le proroghe delle detrazioni fiscali legate proprio ai lavori di ristrutturazione, riadeguamento energetico e antisismico che sarebbero in scadenza alla fine di questo 2014.

L’interesse puntato sull’iniziativa dello Stato di mettere all’asta alcuni immobili appartenenti al Demanio, ha fatto sì che le liste venissero lette con attenzione e ha portato alla luce diversi beni molto curiosi di cui si potrebbe fare ottimo uso, soprattutto nel settore turistico. E a pensarla così è lo stesso Demanio, tanto che ha deciso di mettere a disposizione fari, case cantoniere e stazioni (tutti immobili presenti nei beni da cedere) ai giovani che voglio sviluppare nuove realtà aziendali operanti nel settore ricettivo.

Da quando il decreto Art Bonus è diventato legge, ovvero a fine luglio, molti giovani intraprendenti hanno trovato un’ottima possibilità nella cessione di particolari beni immobili. Lo Stato ha stabilito che questi potranno essere dati in concessione per non più di sette anni a delle aziende o cooperative formate da giovani di età inferiore ai 35 anni. L’idea è quella di incrementare la rete di turismo sostenibile e di farne, ad esempio, stazioni per percorsi in bicicletta o in moto, bed and breakfast e quant’altro la fantasia delle nuove generazioni riesca a partorire. Il grande vantaggio dell’accaparrarsi uno di questi immobili è l’essere esentati dal dover pagare le imposte che gravano, come sappiamo, sul patrimonio immobiliare degli italiani.

Per dare un’idea sull’unicità dei beni in questione, il prossimo settembre andranno all’asta ben tre fari di tre meravigliose perle del nostro mare: Ustica, Ischia e Domus de Maria. Cosa farne? A quale ricco sceicco o magnate russo (visto che queste sono le nuove direzioni che sta prendendo il nostro turismo) non piacerebbe dormire in un’esclusiva suite in cima a un faro, unica in tutta la zona? Allora, largo a chi vuole investire e crede nelle risorse di un patrimonio che solo il nostro Paese può vantare.