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Tempo di spending review per tutti, pure per la Rai e anche per i suoi immobili storici. Con la bozza della legge di Stabilità si è appreso che lo Stato ha deciso di accelerare i tempi di vendita di queste “zavorre” per la tv nazionale già in crisi e, se il disegno verrà approvato così com’è, la vendita potrà essere eseguita anche a favore di fondi di investimenti immobiliari.

Ed è proprio quest’ultimo dettaglio che fa pensare alla volontà di velocizzare i tempi di dismissione, considerando anche i conti in rosso dell’azienda. Sommando le sedi storiche e le varie sedi regionali si arriva a costituire un patrimonio immobiliare mastodontico: si parla di 660 mila metri quadrati di proprietà della televisione nazionale e di altri 90 mila in affitto. Di questi edifici la metà circa si trova a Roma, mentre tra Milano, Napoli e Torino se ne concentra un terzo. Il resto è formato dalle sedi che ospitano le redazioni regionali e quindi sparse su tutto il territorio nazionale.

Chissà che tempi dobbiamo aspettarci per la dismissione e se la Rai avrà mai il coraggio di un passo così epico. E ancora…chi avrà le risorse per diventare proprietario di sedi illustri, piene di storia (e non solo televisiva)? Quando si parla di sedi Rai, infatti, non basta pensare alla sede di Via Mazzini a Roma, ma anche a quella di Venezia, forse la più prestigiosa di tutte con vista sul Canal Grande e sale affrescate dal Tiepolo. A queste si uniscono via Teulada, sempre nella Capitale e Palazzo Labia.

Se in Italia, come ci siamo detti più volte, le imprese edili risentono forse più di chiunque altro del peso della crisi economica, all’estero le nostre aziende si fanno onore e le commesse che provengono da altri Paesi fanno ben sperare quanto meno per la loro sopravvivenza. L’ultima analisi di Ance, fatta con il Ministero degli Esteri, dimostra che dall’estero, l’Italia ha raccolto 17 miliardi in commesse per lavori edilizi.

Questo indica che per il nono anno di seguito siamo di fronte a una crescita (+8,6%). Dal 2004 allo scorso 2013 siamo passati da una raccolta di 3 miliardi a ben 9,5 miliardi di euro. Vuol dire che oltre la metà, il 60% per la precisione, dei ricavati delle nostre imprese edili arriva dal di fuori dei nostri confini nazionali.

Ance e il Ministero degli Esteri, che hanno presentato questi dati in un incontro ad hoc organizzato per gli addetti a questo settore, si sono detti molto soddisfatti dei risultati delle imprese italiane nei Paesi del G20, ossia quelli che da sempre risultano più impenetrabili e competitivi. Da questi Stati abbiamo portato in Italia ben 8 miliardi in più, segnando una crescita del 46%.

Ma in cosa sono specializzate le aziende italiane e per cosa vengono chiamate oltre confine? Le nostre imprese si sono da sempre distinte nel campo delle infrastrutture, vale a dire autostrade e reti ferroviarie. Ma, negli ultimi anni, si sono dimostrate valide, da lì la crescita di cui stiamo parlando, anche per la costruzione di strutture sanitarie, di impianti di energia pulita, di alberghi e centri di ricerca.

Milano è una città varia e variegata…questo si sa. E succede anche nel settore immobiliare che le contraddizioni si susseguano a ritmi serratissimi. In questi giorni, da un lato si parla di Social Housing e di aiuti statali alle famiglie bisognose, dall’altro si criticano i provvedimenti che tutelano gli inquilini in difficoltà.

A Cascina Merlata sono in presentazione i cantieri che, dopo Expo, diventeranno palazzi destinati ad alloggi sociali per famiglie giovani o monogenitoriali. Contemporaneamente, la Prefettura milanese, ha pubblicato un’ordinanza per cui fino al 31 ottobre è vietato ricorrere alla forza per sfrattare gli inquilini in affitto. E questo vale anche per i morosi, ovvero coloro i quali hanno smesso di pagare il canone di locazione ai proprietari degli immobili in cui vivono. Tutto ciò in parallelo al fondo salva sfratti, ovvero aiuti statali per salvare chi si trova in difficoltà.

A polemizzare con il Prefetto di Milano è Assoedilizia che non condivide questa mossa. Per l’associazione, a questo punto, a pagare le conseguenze della crisi continuano a essere i proprietari di immobili: questi non solo si trovano a pagare imposte sulla casa sempre più complesse e, talvolta, onerose; ma si trovano adesso a non aver diritto nemmeno alla riscossione del canone di locazione per gli immobili di loro proprietà. Il provvedimento, per Assoedilizia, non ha fondamento e va ad annullare anche le decisioni già prese dalla Magistratura con ordine esecutivo. Fatto che rende la scelta di sospendere gli sfratti immotivata, generalista e perfino illegittima, come ha voluto sottolineare il portavoce dell’associazione.

Nel gergo del mercato immobiliare entra un nuovo termine, direttamente importato da una tendenza che è partita da qualche anno negli USA: parliamo di condhotel, vale a dire una sorta di multiproprietà a metà tra seconda casa e immobile da mettere a reddito.

Questa curiosa tipologia di multiproprietà è nata dalla considerazione che molte persone decidono di trascorrere le loro vacanze sempre nello stesso posto, sempre nello stesso hotel e spesso nella stessa stanza: e allora perchè non permettere ai clienti di comprarsi la propria camera in hotel?

Da una parte questo consente di usufruire di tutti i servizi di un hotel quando si va in vacanza, pur sentendosi come a casa propria; dall’altra, nei periodi in cui si lavora o si vive nella propria residenza fissa, altrove, si può usufruire di una percentuale sugli incassi dell’hotel che riaffitta la camera. Ovviamente quella del guadagno è la variante più instabile, nel senso che i ricavi dipendono da quanto l’hotel sia capace di riempirsi durante l’anno. In questo senso, chi compra per investire dovrebbe forse preferire un piccolo appartamento in luoghi di ferie da mettere direttamente a reddito.

In ogni caso, il fenomeno anche in Italia è in continua crescita, tanto che il Governo ha sentito il bisogno di legiferare a tal riguardo, ma non senza difficoltà. Infatti un primo accenno di regolamentazione era inserito nel decreto Competitività, poi comunque bocciato alla Camera. Ma i ben informati dicono che si farà un secondo tentativo nello Sblocca Italia, dove comunque si prevede un ampio margine di libertà d’azione e di accordi che sarà concesso alle amministrazioni locali, agli enti regionali e a ogni singola iniziativa.

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