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B&b a Calci, in provincia di Pisa, a pochi km dalle principali citt? turistiche della Toscana


  

Mutui

Se volete cambiare vita e fuggire dalla città perché non farlo in modo originale cominciando dall’acquisto di…un mulino? A molti suonerà strano, ma sono diverse centinaia i mulini che sono attualmente in vendita in tutta Italia.

Si tratta di immobili curiosi, spesso da ristrutturare, ma molte altre volte già rimessi a nuovo o restaurati in modo da ricavarne grandi ville o anche diverse unità abitative. A seconda delle dimensioni, infatti, si può arrivare a ad ottenere anche quindici o venti appartamenti da quello che un tempo era un mulino. Ad evidenziare questa curiosa tendenza del mercato è stato il principale portale immobiliare italiano, Immobiliare.it, che ha fatto un viaggio lungo lo stivale raccontando questi edifici curiosi.

Fra quelli in vendita ci sono anche dei veri e propri pezzi storici. In Toscana, ad esempio, si trova un antico mulino nella provincia di Siena che era già stato censito all’interno del Codice Napoleonico. Oggi è una tenuta agricola specializzata in prodotti biologici, ma il suo fascino è inalterato. Decisamente notevole anche il mulino che si trova sull’Argentario, ancora in Toscana, qui è stata creata una villa che ha anche alcune camere da letto con vista mare, o quello che, alle porte di Milano, sembra sia stato progettato niente meno che da Leonardo da Vinci.

I mulini in vendita sono quasi tutti mulini ad acqua e molti di loro sono ancora funzionanti. Come quello che si trova ad Abbiategrasso, ancora vicino a Milano, o a Sorgà, in provincia di Verona. Ottimi anche come fonte di energia alternativa. Da segnalare anche un bellissimo Mulino a Pantelleria. È stato trasformato in dammuso e potete comprarlo, con tutta la tenuta che lo circonda per circa 500.000 euro.

Certo, la cifra è importante, ma immaginate che soddisfazione quando inviterete gli amici a casa vostra.

(Fonte – Redazione)

La casa deve essere un bene primario e tutti dovrebbero avere il diritto di averne una. Seguendo questa linea Domenico Zambetti (assessore della casa in Lombardia) ha reso nota l’approvazione dei documenti che renderanno ufficiale il Fondo a sostegno degli affitti e destinato alla Regione Lombardia. Il sostegno sarà possibile grazie alla disponibilità di una somma pari a 50 milioni di euro. Inoltre ci potranno essere  risorse aggiuntive  che arriveranno da quei Comuni che metteranno a disposizione dei cittadini lo Sportello affitto.
Il Fondo si pone l’obiettivo di aiutare le famiglie e i nuclei che si trovano ad gestire una situazione economica difficile e  che non abitano in case di proprietà, ma vivono in alloggi in affitto. Zambetti ha voluto sottolineare l’importanza del “fattore casa” per il governo Lombardo anche nonostante il periodo di ristrettezze economiche che il nostro Paese sta passando. Durante il suo discorso ha anche confermato la presenza di novità rispetto al 2009, il bando prevede innovazioni volte ad agevolare in maniera efficace i cittadini.
Una delle novità più importanti che sono state introdotte, riguarda la possibilità di presentare domanda anche per chi ha già chiesto la detrazione (presente nel modulo per la dichiarazione dei redditi) del canone di locazione versato. In più queste persone avranno ‘opportunità di accordarsi con il Comune di riferimento e di stipulare degli accordi che li aiutino a prevenire la morosità e richiedere ai locatori sconti sul canone d’affitto.
Requisiti per presentare la domanda
Potranno presentare la domanda per i contributi del Fondo, i cittadini che risiedono in Lombardia e possiedono un regolare contratto di locazione. Potranno farlo , a partire dal 30 agosto fino al 20 ottobre 2010, presso il Comune di residenza o un Caaf.
Il contributo che verrà erogato sarà calcolato sulla base di diversi criteri tra cui la situazione reddituale e patrimoniale, la composizione del nucleo familiare e l’importo del canone di locazione del 2010. Sono tutti parametri che concorrono alla formazione dell’Isee (Indicatore della situazione economica equivalente) che non dovrà superare il valore di 12.911,42 euro.
Chi non avrà accesso al Fondo Affitti
Sono esclusi dalla possibilità di ottenere il contributo del Fondo sostegno affitto quanti siano proprietari di altro alloggio in Lombardia, abbiano ottenuto un alloggio realizzato con contributi pubblici o di cooperativa edilizia.
(Fonte - Redazione)

Poco più di 60mila abitanti, sparsi in 417 chilometri quadrati e in circa 41mila case. Benvenuti a Caltanissetta, la città senza inquilini: dichiarazioni dei redditi alla mano, nella città siciliana sono in affitto tre alloggi ogni mille, cioè trenta volte meno rispetto alla media nazionale. A fine mese, stando ai dati del fisco solo 121 famiglie devono fare i conti e trovare i soldi per pagare il canone. Ma dove sono gli altri 11mila alloggi della città che sono finiti in locazione secondo l’Istat? Tolta una piccola quota di appartamenti di proprietà degli enti pubblici, il resto scompare nel mare del nero che oscura il mercato italiano degli affitti.
Quello nisseno è un caso limite, ma non è l’unico. Senza spostarsi troppo, a Enna e Agrigento si incontrano situazioni simili, con affitti “ufficiali” in meno del 3% degli alloggi mentre almeno una famiglia ogni 10 è in affitto secondo l’Istat, e spostandosi nel “continente” verso Vibo Valentia, Cosenza o Crotone il quadro cambia poco. In tutte queste città, la quota di affitti è abbondantemente sotto il limite del verosimile, mentre sale (troppo lentamente) in Campania, Molise e Lazio. Panorama opposto in città come Perugia, Pordenone o Imperia, dove l’evasione sembra molto limitata e non c’è lotta al nero che possa pareggiare la perdita di gettito che si incontrerebbe con l’introduzione della cedolare secca al 23% ipotizzata dal governo.
Secondo i conti effettuati dal quotidiano della Confindustria, in Italia ci sono almeno 500.000 case coinvolte a varia misura nell’evasione fiscale, con un’incidenza che al Sud arriva al 34% mentre nel Centro-Nord oscilla fra il 4 e il 10 per cento.
Sarà proprio per questo motivo che l’ipotesi dell’inserimento della cedolare secca potrà servire per portare in chiaro molta evasione nel settore immobiliare.
Secondo i calcoli effettuati da Il Sole 24 Ore, la convenienza del cambio di regime è proporzionale al reddito del contribuente: per chi ha un reddito fino a 28mila euro, e quindi un’aliquota marginale del 27%, la cedolare secca al 23% ipotizzata nei giorni scorsi dal governo si tradurrebbe in un risparmio fiscale di 340 euro l’anno per ogni 10mila euro di canone di affitto percepito. Se il reddito aumenta di 2,5 volte, e quindi supera i 75mila euro che spingono l’aliquota al livello massimo del 43%, il risparmio si moltiplica per 5, e arriva a 1.700 euro ogni 10mila euro di canone.

(Fonte – Redazione)

C’è chi, avendone la possibilità, preferisce comprare la casa in cui abita, altri invece ritengono più conveniente pagare un affitto.
La questione non è semplice e la scelta dipende spesso da elementi talmente personali da non poter ottenere una risposta univoca. Comunque, prova a fornire qualche elemento di valutazione in più un’analisi condotta dal centro studi di Tecnocasa che mette a confronto affitto e acquisto per un immobile a Milano.
Acquisto
L’immobile analizzato ha un costo di 250mila euro, l’acquirente ricorre a un mutuo a tasso fisso ventennale finanziando il 60% del valore, la rata di mutuo mensile è pari a 1.069 euro.
L’acquirente ha a disposizione, quindi, un capitale di 100mila euro.
Pagherà i costi legati all’acquisto della casa e all’accensione del mutuo e avrà un beneficio fiscale, grazie alla detrazione degli interessi passivi.
Inoltre dovrà pagare le spese di gestione dell’immobile (manutenzione straordinaria e assicurazione).
Per calcolare il valore futuro dell’immobile si è considerata una rivalutazione annua pari all’indice Istat (pari all’inflazione).

Affitto
Chi opta per la locazione paga un canone mensile di 900 euro. S’ipotizza che il capitale a disposizione (100mila euro) venga investito in un BTP a 20 anni.L’affitto sarà aggiornato ogni anno in base all’indice Istat.
L’inquilino dovrà pagare annualmente la registrazione del contratto di locazione.

Differenza rata mutuo-canone e altri costi-benefici
Il modello proposto considera la differenza tra i canoni di locazione e le rate di mutuo.
Per esempio, nel primo anno ci sarà una differenza positiva per il locatario (che spende 900 euro al mese contro una rata mensile di 1.069 euro per il proprietario).
Tale differenza sarà investita in un conto corrente bancario ordinario con tasso di remunerazione dello 0,5%.
Allo stesso tasso s’investe l’eventuale differenza tra i costi di gestione dell’immobile, i costi della locazione e il beneficio fiscale per la detrazione degli interessi.
Risultato finale
Dopo venti anni, ovvero all’estinzione del mutuo si è calcolato il guadagno ottenuto da entrambi:
- Proprietario (Valore futuro immobile – rate del mutuo) = 121.818 euro
- Inquilino (Capitale investito – canoni di locazione + eventuale differenza rata mutuo/canone e altri costi benefici) = - 40.301 euro
Come si può vedere il risultato è a favore di chi ha acquistato.