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Mutui

Natale si avvicina e quindi anche la tanto attesa tredicesima che porterà ai conti correnti di 30 milioni di lavoratori e pensionati italiani ben 39 miliardi. Tutto potrebbe far sperare che questo stipendio aggiuntivo porti a un incremento dello shopping natalizio o, in qualche modo, metta in moto l’economia anche nel breve periodo. Ma non sarà così, almeno stando a quanto sostiene lo studio di Coldiretti.
Metà dei soldi ricevuti verranno, infatti, impiegati per rispondere al proprio dovere di cittadini, ossia pagare le tasse, soprattutto quelle relative alla casa, e le bollette. Degli intervistati, soltanto il 26% ha dichiarato di essere intenzionato a usare la tredicesima per i regali di Natale e chi lo farà concentrerà le spese solo negli ultimi giorni dell’anno, quando l’onere delle imposte sarà stato accantonato. Il 23% metterà da parte la busta paga extra e aumenterà le sue scorte di liquidità da utilizzare per eventuali emergenze.
Il 16 dicembre, proprio pochi giorni dopo la data standard delle tredicesime, sono scaduti i termini per pagare le imposte sugli immobili che, di sicuro, hanno pesato più sulle tasche di chi ha seconde case, che di chi ne possiede solo una. In ogni caso, quasi all’indomani della tredicesima, gli italiani si sono trovati a pagare Imu, Tasi e Tari che rendono le abitazioni ancora uno spettro troppo spaventoso per le imposte.
Ma anche chi comprerà i regali, dovrà fare bene i conti, visto che proprio il prossimo mese incombe una nuova scadenza sul proprio status di cittadino: il canone Rai.

Quello che succede nel mondo e nella società si rispecchia sul mercato immobiliare e influenza le tendenze che caratterizzano il mondo del mattone in un dato momento storico. Adesso sembra proprio che il cambio delle abitudini dei giovani per divertirsi siano mutate e, con loro, anche i locali che ospitano il tempo libero degli italiani.
Fino agli anni ’90 le discoteche erano il tipico divertimento da sabato sera, ma oggi difficilmente si andrà a ballare in questi enormi capannoni illuminati da sfere specchiate. E se le mode passano…gli immobili restano e non sono nemmeno da trascurare. Essendo molto grandi spesso rappresentano un costo molto ingente per i proprietari che, se non ne traggono più profitto, tentano ovviamente di venderli proponendoli come possibili depositi, parcheggi, supermercati e alberghi.
Immobiliare.it, il portale leader per gli annunci immobiliari in Italia, ha reso noto che tra le sue pagine di immobili commerciali indicati come discoteche ve ne sono moltissimi e in ogni parte del Paese. Alcune hanno costi davvero esorbitanti, come l’ex Zoe di Milano, tempio del metal e del rock in Italia, oppure una ex discoteca abbandonata a Ostuni che adesso è una delle mete più note del Salento. Per queste le richieste superano il milione di euro.
Per altre bastano poche centinaia di migliaia di euro, viste le condizioni di totale abbandono in cui versano. Ma dalle immagini si intravedono segni del passato: palle stroboscopiche ancora appese al soffitto o banconi da DJ rimasti in piedi nel dissesto. In immobili così grandi potrebbero nascere idee interessanti, quelle che poi saranno il divertimento delle prossime generazioni. Staremo a vedere…

La casa non è più un ottimo investimento: almeno questo è quello che sembrano pensare gli italiani al giorno d’oggi. Troppe imposte, troppe scadenze e poca possibilità di rendita fanno sì che gli immobili sono ormai molto poco appetibili agli occhi dei pochi che hanno qualche gruzzoletto da investire. Piuttosto meglio impiegare i propri risparmi in libretti postali, titoli di Stato oppure obbligazioni.

Questa visione così negativa della casa come investimento è stata fotografata dall’ultimo studio Acri-Ipsos che, dal 2001, indaga sulle tendenze dei consumi in Italia e sul sentimento degli italiani verso alcune forme di investimento. Per la casa è il risultato peggiore di sempre quello che ha registrato questo monitoraggio: se nel 2006 il 70% degli italiani indicava un immobile come forma ideale di investimento, oggi la percentuale è crollata al 24%.

Cosciente di questo, lo Stato sta cercando in tutti i modi di rimettere in moto il mercato immobiliare e l’edilizia. Proprio nella giornata di ieri il Governo ha incontrato l’Associazione Nazionale degli 8.000 comuni italiani (ANCI) e ha dato ampie speranze alla richiesta di abolire tutte le “micro” imposte che i cittadini versano alle casse delle amministrazioni locali, per arrivare a un’unica local tax. In questa, stando a quanto si sono dette le due parti, rientreranno anche Imu e Tasi che saranno riunite in un’unica imposta sulla casa e, probabilmente, anche la Tari. Ovvio che semplificare non vorrà dire né eliminare le differenze di imponibile tra prime e seconde case, né tanto meno ridurrà i casi in cui sarà possibile detrarre parte del dovuto.

Tempo di spending review per tutti, pure per la Rai e anche per i suoi immobili storici. Con la bozza della legge di Stabilità si è appreso che lo Stato ha deciso di accelerare i tempi di vendita di queste “zavorre” per la tv nazionale già in crisi e, se il disegno verrà approvato così com’è, la vendita potrà essere eseguita anche a favore di fondi di investimenti immobiliari.

Ed è proprio quest’ultimo dettaglio che fa pensare alla volontà di velocizzare i tempi di dismissione, considerando anche i conti in rosso dell’azienda. Sommando le sedi storiche e le varie sedi regionali si arriva a costituire un patrimonio immobiliare mastodontico: si parla di 660 mila metri quadrati di proprietà della televisione nazionale e di altri 90 mila in affitto. Di questi edifici la metà circa si trova a Roma, mentre tra Milano, Napoli e Torino se ne concentra un terzo. Il resto è formato dalle sedi che ospitano le redazioni regionali e quindi sparse su tutto il territorio nazionale.

Chissà che tempi dobbiamo aspettarci per la dismissione e se la Rai avrà mai il coraggio di un passo così epico. E ancora…chi avrà le risorse per diventare proprietario di sedi illustri, piene di storia (e non solo televisiva)? Quando si parla di sedi Rai, infatti, non basta pensare alla sede di Via Mazzini a Roma, ma anche a quella di Venezia, forse la più prestigiosa di tutte con vista sul Canal Grande e sale affrescate dal Tiepolo. A queste si uniscono via Teulada, sempre nella Capitale e Palazzo Labia.

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