Italia: troppi gli affitti non dichiarati dai contribuenti


Poco più di 60mila abitanti, sparsi in 417 chilometri quadrati e in circa 41mila case. Benvenuti a Caltanissetta, la città senza inquilini: dichiarazioni dei redditi alla mano, nella città siciliana sono in affitto tre alloggi ogni mille, cioè trenta volte meno rispetto alla media nazionale. A fine mese, stando ai dati del fisco solo 121 famiglie devono fare i conti e trovare i soldi per pagare il canone. Ma dove sono gli altri 11mila alloggi della città che sono finiti in locazione secondo l’Istat? Tolta una piccola quota di appartamenti di proprietà degli enti pubblici, il resto scompare nel mare del nero che oscura il mercato italiano degli affitti.
Quello nisseno è un caso limite, ma non è l’unico. Senza spostarsi troppo, a Enna e Agrigento si incontrano situazioni simili, con affitti “ufficiali” in meno del 3% degli alloggi mentre almeno una famiglia ogni 10 è in affitto secondo l’Istat, e spostandosi nel “continente” verso Vibo Valentia, Cosenza o Crotone il quadro cambia poco. In tutte queste città, la quota di affitti è abbondantemente sotto il limite del verosimile, mentre sale (troppo lentamente) in Campania, Molise e Lazio. Panorama opposto in città come Perugia, Pordenone o Imperia, dove l’evasione sembra molto limitata e non c’è lotta al nero che possa pareggiare la perdita di gettito che si incontrerebbe con l’introduzione della cedolare secca al 23% ipotizzata dal governo.
Secondo i conti effettuati dal quotidiano della Confindustria, in Italia ci sono almeno 500.000 case coinvolte a varia misura nell’evasione fiscale, con un’incidenza che al Sud arriva al 34% mentre nel Centro-Nord oscilla fra il 4 e il 10 per cento.
Sarà proprio per questo motivo che l’ipotesi dell’inserimento della cedolare secca potrà servire per portare in chiaro molta evasione nel settore immobiliare.
Secondo i calcoli effettuati da Il Sole 24 Ore, la convenienza del cambio di regime è proporzionale al reddito del contribuente: per chi ha un reddito fino a 28mila euro, e quindi un’aliquota marginale del 27%, la cedolare secca al 23% ipotizzata nei giorni scorsi dal governo si tradurrebbe in un risparmio fiscale di 340 euro l’anno per ogni 10mila euro di canone di affitto percepito. Se il reddito aumenta di 2,5 volte, e quindi supera i 75mila euro che spingono l’aliquota al livello massimo del 43%, il risparmio si moltiplica per 5, e arriva a 1.700 euro ogni 10mila euro di canone.

(Fonte – Redazione)

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Pubblicato Venerdì, 23 Luglio 2010 da Admin

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